La mostra, organizzata dall’AIAM, è stata allestita presso il Museo Numismatico a Palazzo Massimo, in Roma. Inaugurata il 7 aprile 2004 è terminata il 30 settembre 2004.
La mostra è stata strutturata in due sezioni:

Profilo d’autore
– Gino Marotta
– Fausto Maria Franchi

Medaglia oggi
– Le medaglie dei soci
– Le medaglie annuali e straordinarie

Nella sezione dedicata ai soci espositori sono state esposte le medaglie dei soci, suddivisi in medaglisti (55) ed editori e stabilimenti (8).
La mostra è stata corredata di un catalogo illustrato.

La capacità di penetrare i “segreti dell’arte” era ritenuta dai greci dono divino. Solo la padronanza assoluta della téchne, infatti, può trasformare la fragile creatura in un artefice divino in grado di infondere nella materia amorfa il soffio vitale.
Ma una tale meta può essere raggiunta solo da chi, con ferrea disciplina e profondo amore per il proprio lavoro. riesce a piegare le intemperanze del proprio spirito alle necessità di un apprendi stato lungo e difficile.
Solo mani faticosamente addestrate sono infatti in grado di trasferire con tocco lieve gli impulsi dell’animo in forme concrete e visibili.
La materia, qualunque essa sia, oppone una passiva resistenza al profano che tenti di dominarla, mentre per 1’abile artefice il lavoro, pur nel travaglio della creazione, si trasforma in intima gioia per l’opera terminata.
Queste le radici profonde di quel fascino sottile che sprigiona da molti piccoli, deliziosi,manufatti.
Un fascino che ha saputo resistere alle insidie del tempo. Quale sussulto dovettero provare, infatti i fortunati rinvenitori degli ori custoditi negli antichi sepolcri di Palestrina o delle favolose coppe in argento che le ceneri del Vesuvio avevano sepolto nella tenuta della Pisanella vicino a Boscoreale, o quanti, ancora, rimuovendo poche zolle terrose, si sono imbattuti in ben celati tesori di monete antiche!
E come ignorare le profonde vibrazioni che, a distanza di quasi due millenni e mezzo, sanno ancora suscitare le creazioni – straordinarie creazioni – di quegli “abili artefici” che, nella Siracusa del tardo V secolo a. C., ebbero nome Kimon, Eucleidas, Eumenes, Sosion, Doidalsas: sono la testa della ninfa Aretusa, sempre uguale ma pur sempre diversa nel vibrare della luce palustre, la quadriga che rotola impetuosa sugli antichi selciati, che le monete della città siciliana custodiscono intatte sui loro preziosi tondelli.
Ma sono anche i raffinati gioielli dei quali le matrone romane amavano fare sfoggio ad ogni occasione o la preziosa argenteria che ornava le mense dei ricchi quiriti: la vittoria di Pompeo su Mitridate – scrive Plinio (33, 151 – suscitò per prima nei romani l’interesse per perle e gemme, mentre quella di L. Scipione e di Cn. Manlio lo aveva volto all’argento sbalzato, alle vesti attaliche e ai letti triclinari in bronzo.
Nella sala del “Museo Numismatico della Soprintendenza Archeologica di Roma” dedicata al lusso molte sono le preziosità che, tratte alla luce dopo secoli di buio seppellimento in tombe o in ben celati forzieri, vengono presentate al pubblico. Diverse tra loro per materiale, per tecnica di lavorazione, per destinazione, esse presentano tutte delle straordinarie affinità con quanto, nel tempo, ha saputo creare l’uomo. É la materia plasmata dal “bravo artigiano”, sono forme che si cristallizzano nello spazio e che dallo spazio prendono vita.
Spesso, allora come oggi, un committente ha tentato di porre dei limiti alla forza creativa dell’ artigiano-artista.
Vincoli indissolubili furono posti dall’autorità politica che ne autorizzava l’emissione in special modo alle monete. Ma quelle stesse monete, forgiate in fucine greche o romane, una volta cessate dalla originaria funzione dr mezzo di scambio e di riserva dr ricchezza, sono tornate prepotenti alla ribalta, catturando l’attenzione dell’uomo moderno.
E fu così che il Quattrocento italiano seppe donare al mondo un nuovo genere artistico creando la “medaglia d’ar1e”, nata dall’amore per l’antico, ma permeata di significati e contenuti nuovi.
A Pisanello, pisanus pictor, spettò il merito di trasformare i primi goffi, tentativi di riprodurre le antiche monete in una serie eccezionale di opere d’arte, nutrite di cultura classica e di ripensamenti maturati nei cenacoli rinascimentali.
Questa, in brevissima sintesi, la genesi storica del genere artistico che va sotto il nome di “medaglia”, emanazione diretta della moneta di età greca e romana.
Ma cosa privilegiare oggi: le caratteristiche della specie o le sue mutazioni? La libera creatività dell’artista, insofferente di ogni regola, o la disciplina di quanti, pur nel rispetto della tradizione, sanno infondere nella materia il soffio vivificante di un linguaggio originale?
Questi i quesiti che gli organizzatori della Mostra hanno posto ad alcuni dei maggiori esperti del settore, riunendoli in una sorta di tavola rotonda ideale sul tema “La medaglia oggi”.
Forma e negazione della forma: ecco i due corni di un dibattito che trova oggi ampia materia di riflessione nella varietà delle opere esposte tnPalazzo Massimo nella Mostra dal significativo titolo “Téchne, le .forme dell’arte”, promossa dall’Associazione Italiana dell’Arte della Medaglia per ricordare i suoi quaranta anni di attività e realizzata in collaborazione con la Direzione del Museo Numismatico della Soprintendenza Archeologica di Roma.
E, nella scelta delle opere da esporre, è alle “tecniche” in quanto strumento primo di ogni espressione artistica che si è voluti tornare: l’artigiano-orafo che dà nuova forma ad oggetti la cui origine si perde nella notte dei tempi, siano essi anelli, orecchini, collane, spille, oggetti da toeletta, argenterie etc., o 1’artista puro che crea nel chiuso del proprio studio una forma nuova nella quale trasferire una parte del proprio sentire. usano infatti entrambi, qualunque sia la scelta della loro mente, le abili mani alle quali l’esperienza di lunghi anni di lavoro ha fornito i mezzi per realizzare nella materia quanto la mente va pensando.
Da qui l’idea di affiancare alla produzione di artisti più direttamente legati alla medaglistica anche due nomi che dell’arte si sono, seppure in modo diverso, nutriti: Gino Marotta, il maestro di tante generazioni di scultori, e F. M. Franchi, l’artigiano-orafo che dell’artigianato ha fatto, secondo gli antichi insegnamenti, un’arte capace di parlare agli uomini con linguaggi sempre nuovi.
Nel Catalogo, che viene pubblicato tra i supplementi del Bollettino di Numismatica del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, oltre a presentare una esaustiva selezione delle opere esposte, i curatori hanno voluto riassumere, attraverso le parole di illustri critici d’arte, anche i termini di un dibattito che per lo specifico settore sembrava in qualche modo essere sopito, stimolando gli addetti ai lavori, ma non solo, ad un confronto che si spera in futuro denso di risultati.
(dalla prefazione al catalogo, Silvana Balbi de Caro, Presidente dell’A.I.A.M.)

Torna all’elenco